Uno strumento di intelligenza artificiale è ora in grado di identificare individui ad alto rischio di violenza da parte del partner (IPV) anni prima che cerchino aiuto, offrendo una potenziale svolta nell’intervento precoce e nella prevenzione. Sviluppata da ricercatori negli Stati Uniti, l’intelligenza artificiale sfrutta i dati ospedalieri per rilevare modelli indicativi di abuso, anche quando le vittime rimangono in silenzio.
Il problema con lo screening attuale
Lo screening tradizionale degli abusi domestici si basa su domande dirette da parte degli operatori sanitari. Tuttavia, molte vittime non rivelano mai gli abusi per paura, stigmatizzazione o problemi di sicurezza, il che porta a una sottostima e a un intervento ritardato. Secondo la Commissione Europea, il 18% delle donne con partner ha subito violenza fisica o sessuale in qualche momento della propria vita. Ciò dimostra la portata del problema e i limiti degli attuali metodi di rilevamento.
Come funziona l’intelligenza artificiale
I ricercatori hanno addestrato tre modelli di apprendimento automatico utilizzando i dati di quasi 850 donne con casi di IPV confermati e un gruppo di controllo di oltre 5.200 pazienti. I modelli analizzati:
- Dati ospedalieri strutturati: Età, anamnesi medica e informazioni standard sul paziente.
- Note mediche non strutturate: Osservazioni dei medici e referti radiologici.
- Una combinazione di entrambi i tipi di dati.
Il modello combinato si è rivelato il più accurato, identificando correttamente il rischio nell’88% dei casi. Fondamentalmente, l’intelligenza artificiale potrebbe segnalare potenziali abusi nell’arco di tre anni prima che i pazienti entrino in programmi di intervento formale. Analizzando i modelli di trauma fisico e confrontandoli con casi di abuso confermati, lo strumento offre un sistema di allarme precoce per gli operatori sanitari.
Cosa significa per la salute pubblica
“Questo strumento di supporto alle decisioni cliniche potrebbe avere un impatto significativo sulla previsione e prevenzione della violenza da parte del partner”, afferma Qi Duan, direttore del programma presso l’Istituto nazionale di imaging biomedico e bioingegneria. L’intelligenza artificiale non sostituisce il giudizio clinico; fornisce invece un segnale che può incoraggiare gli operatori sanitari ad avvicinarsi ai pazienti con maggiore sensibilità e offrire supporto.
Implementazione futura
I ricercatori intendono integrare la tecnologia nei sistemi di cartelle cliniche elettroniche per valutazioni in tempo reale durante le cure di routine. L’obiettivo è passare dall’intervento reattivo al riconoscimento proattivo del rischio, sfruttando i dati sanitari esistenti per proteggere le persone vulnerabili.
Questo strumento di intelligenza artificiale rappresenta un passo importante verso una questione di salute pubblica diffusa ma spesso nascosta. Individuando tempestivamente i rischi, i sistemi sanitari possono potenzialmente salvare vite umane e ridurre i danni fisici e psicologici a lungo termine causati dalla violenza da parte del partner.





























