Spotify consente agli utenti di modificare i consigli musicali basati sull’intelligenza artificiale

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Spotify introduce una nuova funzionalità che consente agli utenti di influenzare direttamente gli algoritmi che determinano i loro consigli musicali. Il co-CEO Gustav Söderström ha rivelato il prossimo strumento al South by Southwest, promettendo una maggiore personalizzazione attraverso “Profili di gusto” controllati dall’utente.

Come funziona attualmente l’intelligenza artificiale di Spotify

Attualmente, i suggerimenti musicali di Spotify, presenti in playlist come Discover Weekly e Daily Mixes, sono generati da un’intelligenza artificiale in-app. Questa intelligenza artificiale analizza il comportamento degli utenti: salti, riproduzioni, salvataggi e cronologia di ascolto per comprendere le preferenze individuali. Questo sistema si è rivelato efficace, ma non sempre accurato. La nuova funzionalità mira a colmare il divario tra la previsione algoritmica e l’effettivo desiderio dell’ascoltatore.

Il nuovo editor dei profili di gusto

Il prossimo strumento consentirà agli ascoltatori di approfondire il modo in cui Spotify percepisce i loro gusti musicali. Gli utenti possono quindi regolare manualmente questi parametri. Ciò significa che puoi dire esplicitamente a Spotify di dare priorità a determinati artisti, generi o persino stati d’animo. Vuoi altro Justin Bieber? L’app si adatterà. Stanco della musica elettronica che si insinua nei tuoi mix? Puoi rimuoverlo.

Beta test e implementazione

La funzionalità è attualmente in versione beta e verrà lanciata per la prima volta in Nuova Zelanda entro poche settimane. L’azienda intende raccogliere feedback prima di un’implementazione più ampia. Questa implementazione graduale suggerisce che Spotify sta adottando un approccio cauto, garantendo che lo strumento funzioni senza intoppi e soddisfi le aspettative degli utenti.

Perché è importante

La mossa di Spotify riflette una tendenza più ampia nei servizi basati sull’intelligenza artificiale: trasparenza e controllo dell’utente. Per anni, gli algoritmi hanno dettato le nostre esperienze digitali, spesso senza spiegazione. Dare agli utenti la possibilità di modificare queste preferenze dà loro maggiore potere e crea fiducia.

Lasciando che gli ascoltatori definiscano i propri consigli, Spotify non sta solo migliorando la personalizzazione, ma sta anche riconoscendo che gli algoritmi sono strumenti, non oracoli.

Il successo di questa funzionalità dipenderà dal fatto che gli utenti la utilizzino in modo coerente. Se le persone non riescono a mettere a punto i propri profili, è probabile che l’intelligenza artificiale ritorni al suo comportamento predefinito. Tuttavia, il potenziale per un’esperienza di ascolto più curata e soddisfacente è significativo.