La fusione nucleare può garantire la sovranità energetica dell’Europa?

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Il panorama geopolitico in Medio Oriente ha posto ancora una volta la sicurezza energetica in prima linea nelle discussioni politiche europee. A seguito del conflitto in Iran e delle conseguenti interruzioni dello Stretto di Hormuz, un’arteria critica per le spedizioni globali di petrolio, l’Agenzia internazionale per l’energia ha identificato questa interruzione come una delle interruzioni di approvvigionamento più significative della storia.

Per l’Europa, un continente fortemente dipendente dalle importazioni di combustibili fossili, questa crisi è un catalizzatore di cambiamento. Mentre le energie rinnovabili e la fissione nucleare tradizionale rappresentano le principali alternative a breve termine, una tecnologia più trasformativa sta emergendo all’orizzonte: la fusione nucleare.

Comprendere la tecnologia: fissione contro fusione

Per comprendere il potenziale della fusione, è essenziale distinguerla dall’energia nucleare con cui la maggior parte delle persone ha familiarità.

  • Fissione nucleare: Lo standard attuale per l’energia nucleare. Implica la scissione del nucleo di un atomo pesante (come l’uranio) per rilasciare energia. Sebbene efficace, produce rifiuti radioattivi a lunga vita e comporta notevoli problemi di sicurezza.
  • Fusione nucleare: il processo che alimenta il sole. Invece di dividere gli atomi, la fusione unisce insieme i nuclei atomici leggeri.

I vantaggi della fusione sono teoricamente enormi. Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), la fusione può generare quattro volte più energia per chilogrammo di carburante rispetto alla fissione e quasi quattro milioni di volte più energia rispetto alla combustione di carbone o petrolio. Inoltre, la fusione offre un profilo “più pulito”: non produce emissioni di CO2, non genera scorie radioattive a lunga vita ed è intrinsecamente più sicura e più prevedibile delle energie rinnovabili dipendenti dalle condizioni meteorologiche.

L’approccio Stellarator: la strategia di Proxima Fusion

Nonostante le sue promesse, la fusione non è ancora una realtà commerciale. La sfida principale risiede nel “guadagno netto di energia”, ovvero la capacità di produrre più energia rispetto all’enorme quantità necessaria per innescare e sostenere la reazione.

Mentre molti progetti internazionali, come il progetto ITER, utilizzano i tokamak (dispositivi a forma di ciambella), la startup con sede a Monaco Proxima Fusion scommette su un’architettura diversa: lo stellarator.

Caratteristica Tokamak Stellarator
Progettazione Più semplice, più comune Altamente complesso, più difficile da produrre
Stabilità Può essere soggetto a instabilità Intrinsecamente stabile
Operazione Spesso pulsato/intermittente Capace di funzionamento continuo

Francesco Sciortino, amministratore delegato di Proxima Fusion, osserva che sebbene gli stellarator siano più difficili da progettare, potrebbero rappresentare la scelta migliore per le centrali elettriche commerciali a lungo termine grazie alla loro stabilità. L’azienda sta attualmente sviluppando “Alpha” un dispositivo dimostrativo che dovrebbe funzionare all’inizio degli anni ’30 per testare il guadagno energetico netto. Questa sarà seguita da “Stellaris”, destinata a essere la prima stazione di fusione commerciale al mondo, prevista per la seconda metà degli anni ’30.

La posta in gioco economica e geopolitica per l’Europa

Per l’Europa la fusione è più di una semplice pietra miliare scientifica; è una questione di sovranità strategica. A differenza di molte altre regioni, l’Europa non dispone di vaste riserve naturali di combustibili fossili e deve affrontare sfide economiche per ampliare le proprie infrastrutture solari ed eoliche.

La Germania si sta posizionando come leader in questa transizione. Nonostante abbia gradualmente eliminato la fissione nucleare nel 2023, il governo tedesco ha segnalato una massiccia svolta verso la fusione. Un recente piano d’azione del governo mira a investire oltre 2 miliardi di euro entro il 2029 per accelerare lo sviluppo della fusione, con l’intenzione di ospitare un impianto commerciale nel sito di un ex impianto di fissione a Gudremmingen.

Il confronto con la realtà: ottimismo contro incertezza economica

Nonostante l’entusiasmo delle startup e dei governi, lo scetticismo scientifico rimane. Un recente studio pubblicato su Nature Energy suggerisce che il settore potrebbe essere vittima del “pregiudizio dell’ottimismo”.

Il dibattito è incentrato sul “tasso di esperienza” : la velocità con cui la tecnologia diventa più economica man mano che viene utilizzata su più ampia scala.
Il punto di vista ottimistico: alcuni analisti prevedono che i costi diminuiranno dell’8–20% per ogni raddoppio della capacità.
Il punto di vista scettico: I ricercatori dell’ETH di Zurigo suggeriscono che il tasso effettivo potrebbe essere molto più basso, tra il 2–8%.

Se la riduzione dei costi sarà più lenta del previsto, la fattibilità economica della fusione potrebbe essere ritardata, rendendola più difficile da vendere per gli investitori privati.

“Siamo nella fase in cui stiamo creando una nuova industria”, afferma Sciortino. “Si tratta di garantire che la catena di fornitura investa nelle proprie capacità in modo da poter far avanzare l’intero settore più velocemente di quanto sia mai stato prima.”


Conclusione
La fusione nucleare offre un potenziale “Santo Graal” per le regioni povere di energia come l’Europa, promettendo energia illimitata, pulita e stabile. Tuttavia, il percorso verso la commercializzazione rimane una corsa ad alto rischio tra l’ingegneria innovativa e la dura realtà della scalabilità economica.