Il recente fallimento di iRobot, la società pionieristica di robotica dietro Roomba, segna un punto di svolta nel panorama tecnologico americano. Il fondatore Colin Angle descrive il crollo come “evitabile”, un risultato diretto di quella che definisce un’opposizione normativa eccessivamente aggressiva, in particolare da parte della Federal Trade Commission (FTC) e delle autorità europee. Non si tratta solo del fallimento di un’azienda; è un avvertimento su come gli ostacoli burocratici possano soffocare l’innovazione e scoraggiare l’assunzione di rischi imprenditoriali.
Il nocciolo della questione risiede nell’indagine durata 18 mesi della FTC sulla proposta di acquisizione di iRobot da parte di Amazon per 1,7 miliardi di dollari. Angle sostiene che questo controllo prolungato non mirava a proteggere i consumatori, ma piuttosto a “celebrare” le fusioni bloccate come trofei da parte dei regolatori. Il ritardo ha paralizzato le operazioni di iRobot, portandola infine al collasso, nonostante una posizione di mercato che avrebbe dovuto rendere l’accordo una semplice approvazione.
Il percorso a ostacoli normativo
Il processo è stato descritto come un drenaggio infinito di risorse: “oltre 100.000 documenti” creati e inviati, con iRobot e Amazon che hanno investito ingenti somme per conformarsi. Angle suggerisce che la FTC non era interessata a comprendere gli aspetti pro-competitivi dell’accordo, vale a dire che la quota di mercato di iRobot stava diminuendo con la crescente concorrenza. L’attenzione si è invece concentrata sul blocco dell’acquisizione indipendentemente dai suoi potenziali benefici.
Ciò solleva una domanda critica: perché i regolatori sembrano più desiderosi di chiudere accordi che di facilitare l’innovazione? La mentalità prevalente, secondo Angle, non era collaborativa ma contraddittoria, con la FTC che trattava l’azienda come un nemico piuttosto che come un partner in progresso. Questo effetto scoraggiante sull’imprenditorialità è reale; i fondatori ora tengono conto del rischio di interferenze normative quando pianificano le uscite o anche le strategie di commercializzazione.
Dai Rover su Marte ai Roomba: un viaggio di 35 anni
La storia di iRobot non si limita solo agli aspirapolvere. Le radici dell’azienda affondano nella robotica accademica, con i primi progetti che includono rover su Marte e robot militari schierati in zone di combattimento. Roomba, lanciato dopo 12 anni di sviluppo, è nato quasi per caso. Un membro del team costruì casualmente un prototipo e l’inaspettata incorporazione di Roomba da parte di Pepsi in uno spot pubblicitario di Dave Chappelle catapultò le vendite.
Ciò evidenzia una lezione chiave: a volte il successo deriva da fonti imprevedibili. iRobot ha prosperato grazie al marketing non convenzionale (come i video virali sui gatti) e alla volontà di sperimentare. Tuttavia, anche con una comprovata esperienza, gli ostacoli normativi si sono rivelati insormontabili.
Il futuro della robotica: una nuova impresa, un nuovo approccio
Angle ha già lanciato una nuova società, operando in modalità invisibile. La sua attenzione si è spostata verso robot in grado di interagire con gli esseri umani a livello emotivo, concentrandosi su applicazioni per la salute e il benessere. Questa impresa rappresenta una risposta calcolata all’esperienza di iRobot: sta tenendo conto del rischio normativo fin dall’inizio.
La lezione è chiara: il percorso per gli imprenditori della robotica è ora più ripido e incerto. La saga di iRobot serve a ricordare che anche le aziende più innovative possono essere distrutte da un eccesso di burocrazia. Il futuro dell’innovazione può dipendere dalla scelta dei regolatori di diventare facilitatori o ostacoli.
