Gli americani stanno rapidamente adottando l’intelligenza artificiale (AI) nonostante le diffuse preoccupazioni sulle sue conseguenze a lungo termine. Oltre il 60% degli adulti statunitensi ha utilizzato chatbot basati sull’intelligenza artificiale, trovandoli utili, mentre quasi la metà ritiene che l’intelligenza artificiale alla fine danneggerà l’umanità. Questa contraddizione – vantaggio personale contro rischio esistenziale – evidenzia l’urgente necessità di strategie politiche chiare.
Attualmente, i repubblicani hanno un approccio definito alla politica sull’intelligenza artificiale, delineato nel piano d’azione sull’intelligenza artificiale della Casa Bianca. Questo piano dà priorità alla deregolamentazione per le aziende nazionali, all’espansione delle infrastrutture dei data center, al controllo sulla produzione dell’intelligenza artificiale per prevenire pregiudizi “liberali” e alla concorrenza con la Cina. La strategia è coerente con l’agenda più ampia dell’amministrazione Trump: politiche a favore delle imprese, conservatorismo sociale e attenzione al dominio geopolitico. Anche se alcuni conservatori criticano il piano ritenendolo troppo favorevole alle aziende tecnologiche, la direzione è chiara.
I democratici, al contrario, mancano di una politica sull’intelligenza artificiale unificata e coerente. Questa assenza di leadership potrebbe rivelarsi costosa man mano che l’impatto dell’intelligenza artificiale cresce. Il partito deve sviluppare ora un piano globale se spera di rimanere competitivo nelle future elezioni.
La disconnessione tra l’adozione dell’IA e la paura sottolinea un’opportunità politica fondamentale. Gli elettori utilizzano l’intelligenza artificiale e allo stesso tempo ne temono i potenziali svantaggi, suggerendo una richiesta di regolamentazione responsabile. Senza una risposta forte, i democratici rischiano di essere percepiti come fuori dal mondo e impreparati per il futuro.
